9 marzo: su cosa dovrà pronunciarsi la Consulta

La c.d. “Legge Stupefacenti” (d.P.R. n. 309/1990) è ispirata al principio per cui deve essere punita l’attività volta alla circolazione di sostanza stupefacente e, dunque, all’incremento del mercato della droga, mentre non deve soggiacere alla sanzione penale il semplice consumatore.
Ciò è compendiato nel disposto dell’art. 73 L.S. che, per l’appunto, punisce con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000 chi “coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista dall’articolo 14” e nel testo dell’art. 75 L.S. che, invece, prevede una semplice sanzione amministrativa per chi “per farne uso personale, illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope”.
Punire lo spacciatore e rieducare il consumatore: questo lo scopo del legislatore.
L’incertezza, tuttavia, che ha animato la Giurisprudenza nel passato ha riguardato – e ancora riguarda per la verità – l’esclusione dall’art. 75 L.S. della condotta di “coltivazione” tra quelle che, se volte ad un uso esclusivamente personale, integrano il più semplice illecito amministrativo.
L’intervento a cui è chiamata a pronunciarsi la Corte Costituzionale il prossimo 9 marzo riguarda proprio la legittimità di tale esclusione.
La questione, che già vent’anni fa è stata sottoposta al vaglio della Consulta, è stata riproposta in altra veste dalla Corte di Appello di Brescia che, su istanza degli avvocati difensori, ha evidenziato il contrasto dell’interpretazione restrittiva della norma con il principio di offensività del reato e con gli artt. 3, 13, 25, co. 2 e 27, commi 1 e 3 Cost.
Il ragionamento, condiviso dalla Corte bresciana, secondo il quale deve presumersi la pericolosità sempre e comunque della condotta di coltivazione, deve essere, invece, verificato alla luce della situazione concreta e, in particolare, alla luce di un provato uso della sostanza estraibile volto ad un consumo personale.
Tale risultato potrà aversi non soltanto con una sentenza “di accoglimento” della questione sollevata, ma sarà sufficiente che i Giudici costituzionali aprano alla possibilità di una interpretazione della condotta di coltivazione, sconfessando così di fatto il decisum delle Sezioni Unite che nel 2008 si pronunciarono invece nel senso di una punibilità a priori di chi coltiva sostanza stupefacente.
L’oggetto del contendere è, in poche parole, il diritto di difesa dell’imputato, oggi costretto ad essere condannato come spacciatore anche quando tale non è.

Avv.ti Miglio e Simonetti

tutelalegalestupefacenti.it

 

Per ulteriori approfondimenti: http://www.dolcevitaonline.it/coltivazione-di-cannabis-troppe-aspettative-sulla-pronuncia-della-corte-costituzionale/

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