Anche in Italia passi avanti per la cannabis medica (e non solo)

Finalmente, più di qualcosa sembra muoversi concretamente anche nel Bel Paese sul fronte della cannabis terapeutica. È di questi giorni la notizia dell’approvazione, da parte del Consiglio regionale piemontese di una  legge quadro che pone tali medicinali a carico del servizio sanitario regionale – insieme ad altre novità anche rispetto ad analoghi provvedimenti già approvati da altre regioni italiane. Si spera ciò possa smuovere un’applicazione pratica che spesso fa a pugni con la legittimità al ricorso ai medicinali cannabinoidi, stabilita dall’apposito decreto ministeriale della primavera 2007.

Da Firenze arriva invece la buona novella del primo raccolto della “marijuana di Stato” destinata specificamente all’uso medico. «In nessun altro Paese c’è la produzione di cannabis gestita da strutture pubbliche», spiega il generale Giocondo Santoni, direttore dello Business Unit dell’Istituto chimico farmaceutico militare fiorentino. Oggi l’Italia importa dall’Olanda 50-60 chili all’anno di marijuana, che costa più o meno 7-8 euro al grammo. «L’Istituto di Firenze – dice ancora il generale Santoni – potrà produrre fino a 100 chili all’anno di sostanza finale. Stiamo allestendo nell’Istituto 200 metri quadrati di serre».

Importante, infine, anche l’approvazione al Consiglio comunale di Genova (23 voti favorevoli, tre contrari, un astenuto) di una delibera che punta a decriminalizzare le droghe leggere. Sotto la dicitura di “Percorso di legalizzazione dei derivati della Cannabis Indica per il contrasto al narcotraffico e iniziative di informazione e prevenzione sugli effetti nocivi dell’abuso di sostanze stupefacenti”, il testo prevede vari passi verso forme di legalizzazione, con un obiettivo preciso, appunto: contrastare il narcotraffico. Vista l’aria che tira, non è certo poco.

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