Economist: legalizzazione cosa fatta, ora va applicata (bene)

È l’inizio della fine per la futile guerra all’erba. La cannabis copre quasi la metà dei 300 miliardi di dollari del mercato mondiale delle sostanze illecite, ed è di gran lunga quella più usata dagli oltre 250 milioni di consumatori di sostanze illecite nel mondo. La sua legalizzazione depriva il crimine organizzato della sua maggior fonte di entrate, e al contempo protegge e rende onesti cittadini tutti coloro che fanno uso.

sativaQuesto l’incipit dell’editoriale che introduce la storia di copertina (The Right Way To Do Drugs) del numero in edicola del noto settimanale britannico The Economist . Dove si passano in rassegna le possibili soluzioni pratiche da applicare nei vari Paesi che hanno già legalizzato (o si apparestano a farlo) la marijuana a tutti gli effetti. Ovvero il passo successivo e importante per renderne positivo l’uso e la diffusione regolamentata nell’intera società, evitando al massimo abusi, criminalità e altri problemi.

La variegata e inedita coalizione (neoliberisti, hippies, conservatori) che ha portato alla recente ondata di legalizzazioni in vari stati in Usa, per esempio, dovrà scendere a compromessi nel contesto pratico: le autorità possono essere giustificate nell’avviare campagne per tenere alla larga i consumatori, come avviene per tabacco e alcol, e nell’usare a tale scopo i proventi delle tasse ad hoc (ovvero il modello successivo al fallimento del Proibizionismo sull’alcol, 1933).

In America Latina, “dove l’abuso è raro e il mercato nero sanguinoso e potente”, i governi dovrebbero tenere bassi i prezzi. Mentre in Europa forse conviene evitare introdurre sul mercto i potenti concentrati creati nelle serre, visto che oramai la produzione va ben ben oltre il classico joint. Dovrebbero perciò intervenire anche le agenzie governative (tipo la Food and Drug Administration in Usa) per i necessari controlli anti-sofisticazioni e per assicurare il rispetto delle procedure igienico-sanitarie, del confezionamento e altro. Insomma, si prospettano soluzioni locali e differenziate, incluse sperimentazioni e aggiustamenti specifici.

Invitando perciò alla prudenza pur se osando con policy innovative, l’autorevole fonte britannica conclude con un invito assolutamente ragionevole:

La nascente industria della marijuana legale deve provare sul campo di essere migliore della criminalità organizzata e va monitorata da vicino, come le altre industrie del “peccato” che tuteleano gelosamente il proprio spazio. Anzichè doversi scontrare un giorno con Big Cannabis, assai meglio partire fin da subito con le policy giuste.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail