National Geographic (Usa): la nuova scienza della marijuana

National GeographicWeed: la nuova scienza della marijuana: è il titolo della lunga storia di copertina (28 pagine) dell’edizione statunitense del National Geographic (tradotto in 40 lingue per una circolazione globale di 6,8 milioni di copie al mese, di cui 3,5 milioni in Usa). Corredato dalle intriganti foto (e grafici) tipiche della rivista, il testo ci racconta come questa sostanza, denigrata e criminalizzata da vari decenni, oggi tenda verso un’accettazione sempre più diffusa a livello globale, spingendo così i «ricercatori di ogni parte del mondo a studiarne meglio funzionamento e proprietà per capire come possa aiutarci a combattere tante malattie».

Non a caso il primo ritratto riguarda il chimico israeliano Raphael Mechoulam, oggi 84enne e noto come “il patriarca della scienza della cannabis” per averne isolato nel 1964 uno dei maggiori principi attivi (THC, tetraidrocannabinolo) e poi del CBD (cannibidiolo), altro componente chiave ma senza effetti psicotropi e con maggiori proprietà terapeutiche. Il lavoro pluridecennale del suo team di ricerca a Tel Aviv oggi si riflette in oltre 20.000 pazienti legalmente autorizzati a fare uso di cannabis per malattie come glaucoma, morbo di Chron, infiammazione, asma e molte altre.

Parimenti importanti gli studi condotti da oltre un ventennio dal biochimico spagnolo Manuel Guzman, in particolare quelli sul cancro al cervello, che hanno portato alcuni neuro-oncologi di Leeds (UK) ad avviare recentemente esperimenti su soggetti umani con il Sativex (farmaco cannabinoide per la sclerosi multipla messo a punto nel 2003 da GW Pharmaceuticals e oggi disponibile in 15 paesi, Italia inclusa, almeno sulla carta). Si parla poi dei “rifugiati terapeutici”, i tanti cittadini che vanno emigrando in Colorado e altri Stati Usa dove è previsto l’uso medico della cannabis, che spesso si rivela l’unica sostanza in grado di aiutare bambini affetti da attacchi epilettici e simili malattie dove i farmaci tradizionali possono fare poco o nulla.

Colorado FarmQuesto tema è anzi trattato in maggior dettaglio sul sito della rivista, con un video intitolato Cannabis for Kids, e poi un esauriente articolo sulle concrete possibilità che il governo Usa riveda le norme vigenti proprio in base ai positivi risultati della cannabis terapeutica rispetto ai bambini. Tra questi, si racconta il caso dell’undicenne Caden Clark affetto da una grave forma di epilessia e operato per due volte al cervello, che adesso i genitori curano con olio a base di CBD. È proprio a queste situazioni e famiglie che si dedicano Jordan Stanley e il fratello (nella foto), coltivando oltre 36.000 piante nella loro fattoria del Colorado, in gran parte ad alta concentrazione di CBD.

Lo stesso fa il botanico Phillip Hague, che dettaglia poi sui suoi inediti incroci e ibridi mirati a ricavare nuove piante per applicazioni terapeutiche specifiche. Mentre il genetista Nolan Kane è impegnato a ricomporre il genoma della cannabis, al momento «frammentato e suddiviso in oltre 60.000 pezzi», compito questo che richiederà diversi anni ma che viene definito «trasformativo per gli effetti a largo raggio che avrà su settori quali medicina, agricoltura e biocombustibili».

Un quadro stimolante e a tutto campo, insomma, quello proposto dal National Geographic Usa sullo stato delle ricerche scientifiche e sulle applicazioni terapeutiche di questa pianta millenaria – e che si spera verrà incluso prossimamente anche nell’edizione italiana del noto mensile.

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