Repetita iuvant

Secondo l’annuale rapporto dell’Onu sulle sostanze stupefacenti, la marijuana sarebbe la droga più largamente prodotta, commercializzata e consumata dell’intero pianeta, indistintamente dal Paese in cui si indaga, a prescindere che sia legale o meno.

A beneficiare del mercato più redditizio al mondo, negli Stati dove la cannabis è stata legalizzata, sono proprio i cittadini: nel 2014 la marijuana ha portato legalmente alle casse statali del Colorado oltre 60 milioni di dollari (tra tasse, imposte e licenze). Grazie al Taxpaye’s Bill of Rights – una legge dello Stato che obbliga la restituzione ai cittadini della quota d’imposte risultata eccedente rispetto all’introito annuale pianificato – quasi la metà di questi rientrerà nelle tasche dei cittadini tra il 2015 e il 2016.

Voglio sorvolare sui dati positivi che riguardano la diminuzione dei reati violenti, degli incidenti stradali e soprattutto degli arresti, registrata in quegli stati che hanno legalizzato la cannabis. Sottolineo inoltre che non si è registrato alcuna emergenza sanitaria dove la cannabis è stata legalizzata.

Cosa accade invece dove la cannabis è illegale?

E’ un dato di fatto che reperire cannabis, o derivati, è semplicissimo: in ogni città, anche nel più piccolo paesino, ci sarà sempre qualcuno alla ricerca di un po’ “d’erba” per alleviare qualche dolore fisico o dell’animo. In un Italia in crisi, dove c’è “richiesta” è logico che si crei “offerta”. Lo dimostrano le continue segnalazioni, denunce, arresti e sequestri che avvengono giornalmente in tutto il Paese, per la violazione delle leggi che vietano il possesso di cannabis.

Così, un mercato reale volutamente ignorato dai perbenisti, influenza la nostra economia al punto tale che gli stessi governi accettano di calcolare nel PIL l’introito dato dai traffici illegali delle sostanze stupefacenti e della prostituzione (anch’essa inutilmente vietata ma ampiamente diffusa ovunque).

Nonostante le prove concrete che dimostrano la diffusione del consumo di cannabis, la scarsa pericolosità di questa sostanza (specie se paragonata al legale alcol o tabacco), l’inefficacia dei metodi proibizionisti ed i successi registrati nei Paesi che hanno legalizzato; c’è ancora chi trova argomenti contro la regolamentazione della coltivazione e del possesso di cannabis per uso personale.

Considerando anche le dichiarazioni della Direzione Nazionale Antimafia, mi sento di affermare che, chi sostiene ancora il proibizionismo, o è affetto da un grave ritardo mentale e non è in grado di comprendere dati oggettivi, oppure è colluso con le associazioni criminali che attualmente detengono il monopolio della vendita delle sostanze illegali.

Provo a chiarire il mio pensiero mettendo in ordine alcune indiscutibili verità:

Non esiste alcuna dose letale di cannabis assimilabile, infatti non è mai stato documentato un solo caso di morte per abuso di cannabis.

Il consumo di cannabis, al pari dei sequestri, è in continua crescita. Più cerchiamo di bloccare il fenomeno e più si allarga.

Chi vende illegalmente cannabis ha clienti di tutte le età, compresi i minorenni. Dove la cannabis è legale, le attività che la commercializzano vendono solo a maggiorenni.

Il proibizionismo dell’alcol ha creato il fenomeno del gangsterismo, agevolando i boss della malavita. Il proibizionismo delle droghe ha creato i “cartelli delle droghe”, ed ha permesso a gangster, delinquenti, tagliagole, sicari, gang, bande criminali, mafia, camorra e ‘ndrangheta di arricchirsi a dismisura. Si calcola che, solo nel nostro Paese, il ricavo della vendita di marijuana e derivati è di oltre 8 miliardi di euro l’anno (considerando la media dei sequestri avvenuti dal 1997, ad oggi. Tenendo presente solo i dati relativi al 2014, si calcola che il ricavato della vendita di cannabis e derivati raggiunge presumibilmente i 30 miliardi di euro l’anno).

Vietare la cannabis comporta una dispersione notevole di energie da parte delle forze dell’ordine, che potrebbero concentrarsi maggiormente nella repressione di crimini violenti.

Ogni sequestro, denuncia, segnalazione o arresto per detenzione di cannabis rallenta la giustizia italiana che, negli ultimi 10 anni, ha mandato in prescrizione oltre 1 MILIONE E MEZZO di processi penali.

Le idee proibizioniste potevano forse avere senso quando non esisteva internet e in TV, dietro la spinta di chi era al potere e voleva liberarsi della cannabis, passavano notizie assolutamente false e difficilmente confutabili. Oggi sappiamo che la canapa è stata vietata perché, nei primi del 1900, era diventata “scomoda” all’industria del petrolio e derivati.

Come si può temere la cannabis in una società che ha accettato la vendita legale di tabacco ed alcol, in cui vengono commercializzati farmaci “da banco” che hanno dosi letali estremamente basse, che permette la vendita di alimenti i cui ingredienti sono sostanze tossiche, che ci permette di guidare macchine da 250km/h quando il limite massimo di velocità in autostrada è di appena 130Km/h.

Se veramente si teme per la salute del cittadino, si dovrebbe immediatamente legalizzare la cannabis in modo da dare a tutti la possibilità di acquistare prodotti di qualità certificata o auto-coltivare. Si dovrebbero invece vietare i pesticidi e i diserbanti chimici, altamente tossici. Si dovrebbe prevedere seriamente l’eliminazione dei combustibili più inquinanti, sostituendoli con  fonti di energia ecologiche e rinnovabili. Insomma, c’è ben altro da fare che proibire una pianta, soprattutto se parliamo della pianta che ha permesso l’evoluzione dell’uomo e che può salvare il pianeta. Se la canapa ci da oltre 50.000 derivati tutti ecologici; se da essa si ricavano medicine utili nei casi di emicrania, dolori mestruali, reumatismi, spasmi muscolari, sclerosi multipla, SLA, morbo di Parkinson, asma, glaucoma, AIDS, cancro, anoressia, epilessia, Alzehimer, corea di Huntington, schizofrenia, depressione; e se non è mai morto nessuno per consumo di cannabis, vietarla è il vero crimine.

Dott. Giuseppe Nicosia – ASCIA

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