Il Canada è stato uno dei primi paesi a legalizzare la vendita di cannabis ad uso ludico, e dal 2018 e ogni cittadino può avere con sé fino ad un massimo di 30 grammi di cannabis e 4 piante nella propria abitazione. Ma è proprio così?
La Corte Suprema e l’inizio dell’uso terapeutico.
Nel 2000 la Corte Suprema di giustizia dell’Ontario stabilì che il divieto di uso di cannabis violava i diritti di un paziente con epilessia incurabile. Così la Corte obbligò il governo a consentire l’uso medico della cannabis e stabilì che venisse creato un sistema di approvvigionamento legale, in modo da permettere ai pazienti di poter accedere alla propria terapia e ai medici di poterla prescrivere.

Il governo federale nel 2001 presentò una legge dove veniva permesso l’uso terapeutico della cannabis per determinati tipi o stadi della malattia. Veniva concessa la marijuana a scopo medico per i malati in fase terminale, con un’aspettativa di vita inferiore ai 12 mesi. Gli altri casi in cui si poteva usare la cannabis terapeutica era per i soggetti affetti da sclerosi multipla, dolore oncologico, una malattia o lesione al midollo spinale, AIDS, epilessia o artrite. Infine, la legge lasciava libertà di prescrizione di cannabis per uso terapeutico ai pazienti con un serio problema medico, dove i trattamenti convenzionali non erano riusciti ad alleviare il dolore.
Questi pazienti potevano richiedere il permesso di detenere e coltivare la cannabis per uso terapeutico. Dal momento che canali di approvvigionamento legale non riuscivano mai a soddisfare la richiesta, nel 2008 è iniziato un percorso in tribunale che ha portato dopo 6 anni, nel 2014, ad un aumento delle licenze per la coltivazione di cannabis.
L’aumento della produzione nel 2014
L’aumento delle licenze per la coltivazione del 2014 ha visto l’interesse di grandi gruppi economici, che hanno praticamente monopolizzato il rilascio di nuove autorizzazioni. Queste grandi realtà economiche hanno spesso l’unico scopo di aumentare i guadagni il più possibile, creando una produzione industriale, a discapito della qualità del prodotto.
In un sistema dove solo grossi gruppi economici volti al mero profitto possono produrre la cannabis, si è arrivati ad un prodotto molto uniforme e scarso nella qualità, perché mancano gli opportuni accorgimenti che servono per ottenere un prodotto di fascia alta, come ad esempio un processo di essiccazione ed una concia della durata necessaria. Questo ha comportato l’arrivo sul mercato di cannabis di bassa qualità, spesso con la presenza di muffe a causa della fretta di immettere sul mercato il prodotto, per soddisfare una domanda sempre crescente.
Nel 2016 le società autorizzate a produrre la cannabis in Canada erano appena una ventina e la situazione negli anni non è migliorata molto. Si è creata quindi una rete di dispensari senza tutti i necessari permessi, che hanno cercato di soddisfare l’enorme richiesta dei canadesi: infatti il 15% della popolazione fa uso di marijuana, sia per uso terapeutico che ludico, una delle percentuali più alte nei paesi del G7.

La legalizzazione per uso ludico nel 2018
Nell’ottobre 2018 il Canada è diventato il primo paese dei G7 a legalizzare l’uso ludico della cannabis.
Il motivo principale che ha portato a questa decisione era il tentativo di eliminare o almeno ridimensionare il mercato della marijuana illegale, stimato in circa 3 miliardi di dollari nel 2017. Altri motivi che hanno portato a queste decisione era la volontà di liberare risorse per la lotta contro il fentanyl e altri oppioidi, e la volontà politica del premier canadese Justin Trudeau di svecchiare il partito liberale, portando avanti appunto una tematica moderna.
Sempre in quell’anno, quindi prima della legalizzazione a livello nazionale, i consumatori di cannabis erano circa 5 milioni, con una spesa di 1200 dollari all’anno a testa che equivale allo 0,2% del PIL canadese.

Purtroppo dopo le novità introdotte dalla legge non sono arrivati i provvedimenti necessari. Le licenze necessarie ai dispensati per vendere la cannabis ad uso terapeutico non sono ancora abbastanza e ci si ritrova con una domanda ben superiore all’offerta. Come se non bastasse, la cannabis venduta legalmente ha un prezzo più alto di quella illegale ma spesso una qualità molto inferiore rispetto a quella disponibile sul mercato nero.