In questi anni abbiamo assistito a grandi cambiamento nel dibattito per la legalizzazione della canapa ed i prodotti ricavati da questa pianta: un fenomeno che forse potremmo imputare all’oltre decina di stati degli Stati Uniti che hanno legalizzato l’uso ludico della marijuana, seguiti a breve distanza anche dal Canada e da altri paesi europei.
Di conseguenza, l’aumento della domanda legale ha comportato anche l’arrivo di grossi investimenti finanziari che hanno portato un’incredibile quantità di denaro in un mercato fino ad allora riservato alla criminalità organizzata; In poco tempo il valore delle azioni delle aziende legate alla cannabis, le così dette cannastocks, ha raggiungo valori talmente elevati da portare gli analisti a parlare di una vera e propria “bolla”.

Scoppio della bolla? Solo momentaneo
E proprio come succede con tutte le bolle finanziarie, anche questa è scoppiata, facendo perdere oltre il 66% del valore (quantificabile in circa 30 miliardi di dollari) dai massimi toccati a settembre 2018.
Tra i principali titoli colpiti dalla speculazione troviamo aziende canadesi come la Tilray, azienda canadese che si occupa di cannabis terapeutica e quotata al Nasdaq, che a settembre 2018 aveva una capitalizzazione di 20 miliardi di dollari, scesi ormai a soli 2 miliardi di $. Un altro titolo fra i più colpiti è quello di Aurora Cannabis, altra società canadese, che è sceso a 2,7 miliardi di $ dopo aver toccato gli 8 miliardi di valutazione nel momento di massimo splendore. La GW Pharmaceuticals (produttrice di Sativex, primo farmaco a base di cannabis autorizzato in Italia) nel 2016 aveva una capitalizzazione di 2,3 miliardi di dollari; Cresciuta fino a 4,3 miliardi a settembre 2018, ora è scesa a 3 miliardi.
Secondo diversi analisti, questo calo del valore delle azioni è un semplice assestamento del mercato, perché a seguito di una crescita che ha portato in certi casi aumenti di 10 volte superiori rispetto al patrimonio delle società e ben 64 volte i loro ricavi, il valore azionario si è stabilizzato a valori più attinenti alla realtà. E anche se i valori sono semplicemente tornati alla normalità, questo non significa che il mercato stia vivendo una crisi, perché sempre più persone hanno accesso a cannabis terapeutica o la consumano a scopo ludico.
Le voci di una bolla speculativa nel mondo della cannabis non sono certo nuove: già alcuni anni fa si era vista un primo scoppio della bolla, dopo la legalizzazione della vendita di cannabis per scopi ludici in Colorado che aveva portato il valore delle “cannastocks” a 11 miliardi di dollari, per poi perdere rapidamente fino al 74% del suo valore.
Il cannabusiness negli Stati Uniti ed in Europa
In USA la cannabis è il settore che sta vivendo la maggiore crescita, con oltre 200.000 posti di lavoro creati dalle prime liberalizzazioni; Solo nel 2017 le entrate per le casse pubbliche sotto forma di tasse sono state di oltre 4,7 miliardi di dollari e recenti analisi ne prevedono una decisa crescita.
Anche in Europa è un settore in forte ascesa, anche se non abbiamo ancora vissuto le legalizzazione avvenute negli Stati Uniti. Ma nonostante ciò, secondo le analisi di Prohibition Partners, che si occupa di analisi del mercato del cannabusiness, in Europa il valore di questo settore potrebbe superare i 100 miliardi di dollari entro il 2028.